voglia di libertà..

Non è giusto doversi inchinare ai sogni, e non serve a sentirsi più liberi. I sogni dovrebbero anticiparci, farsi vedere, ispirarci, accompagnarci. Eppure, anche quelli più belli, non riescono ad essere ancora autentici, alcuni per paura, altri per follia, la follia di non essere mai reali, mai vicini, mai razionali e possibili. Stiamo provando ad interpretare i sogni delle rivolte, i sogni di ogni persona che cerca di star meglio senza dover subire umiliazioni, scontate per qualcuno, inaccettabili per altri.
Il problema è che non ce n'è per tutti.. Tutti lo sanno, nessuno ha la forza o la volontà per dirlo al mondo. Da qui partono le radici di tante filosofie, quella che confida nell'ingegno umano e quella che vede la fine di tutto a meno di una reale e giusta decrescita. Apriamo da qui un piccolo spiraglio nella confusione che ci ammorbidisce il pensiero e rovesciamo tutto al contrario, proviamoci.
Essere in tanti significa abituarci a dividere, giustificare la naturale limitatezza delle risorse significa riflettere sulle apparenze delle cose giuste e delle cose sbagliate, sui "diritti" di proprietà. Equità e benessere condiviso contro la competizione, contro un consumo che cresce perché la tv ci ha insegnato così, contro i diritti universali dei molti verso nessuno, verso il niente. Ma il benessere esiste senza il consumo sfrenato? Ma poi consumo di che? Quasi ci convinciamo che siano i soldi a comprarci tutto, che siano i soldi a comprare pure i sentimenti e a combattere solitudini e malattie. Forse però c'è un'altra lettura, c'è un'altra prospettiva che ci vede sempre più schiavi di un sogno che non è nostro, di un'idea di libertà artificiale, di una consapevole protezione di ogni privilegio contro chiunque debba iniziare da zero. A quale prezzo la nostra voglia di libertà..

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